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La frutta che si beve

Carlo Meneguzzi racconta le strategie presenti e future della prima azienda a produrre il succo di mela in bag in box e il primo succo di sole mele Golden 100 per cento

Vittoria Divaro

Per Carlo Meneguzzi, titolare dell’azienda “La mela che si beve”, la decisione di puntare sull’export è immediata. «Siamo una realtà familiare che trasforma la frutta in succhi. I prodotti di core business sono la mela e l’aceto di mele, ma lavoriamo anche altra frutta, in quantità minore. Abbiamo iniziato la trasformazione delle mele nel 2006 e nel 2008 siamo stati i primi a produrre il succo di mele in bag in box, oltre che i primi a produrre succo di sole mele Golden 100 per cento».
Nel tempo, l’attività di trasformazione è costantemente migliorata, fino alla proclamazione de La mela che si beve come migliore azienda a livello mondiale per la produzione di succo di mele. «Nel 2009, anno in cui è stato disponibile il primo succo in bag in box, abbiamo partecipato, in Austria, a un concorso internazionale dedicato al succo di mela. All’esordio ci collocammo al terzo posto. In seguito abbiamo ottenuto ben sei titoli mondiali e nove titoli internazionali, conquistando il riconoscimento Bandiera Verde nel 2010 per l’innovazione e qualità dei prodotti trasformati». È con questo curriculum che Meneguzzi bussa alle porte del mercato internazionale. «Tuttora il nostro fatturato dipende per il 90 per cento dal mercato domestico. Per questo, nonostante un risultato complessivo sufficiente, nel 2014 abbiamo registrato un calo nella domanda, dovuto alla generale crisi dei consumi. Il 2015, finora ha espresso la medesima performance, tuttavia con una crescente richiesta dall’estero, dove il nostro prodotto inizia a essere conosciuto e apprezzato anche dal grande pubblico. Attualmente il nostro 10 per cento di export è distribuito fra Austria (4 per cento), Francia (3 per cento) e Germania (3 per cento) – dal mercato tedesco, negli ultimi due mesi, abbiamo visto un aumento degli ordini». A fronte di questi risultati e delle analisi di mercato, si conferma corretta l’intuizione di puntare sull’export. «Per farlo, stiamo investendo in comunicazione, sottolineando il nostro grande legame con il territorio e con le sue tradizioni. Questo è un fattore al quale il mercato estero è sensibile e infatti stiamo già osservando un buon riscontro di questi investimenti. Inoltre, grazie alla collaborazione con la Camera di commercio di Pordenone, abbiamo partecipato a una delle fiere più importanti per la gastronomia, il Food di Udine, un’ottima occasione per entrare in contatto con gli importatori dell’Europa dell’Est».
Accanto e in funzione del potenziamento dell’export, infine, Meneguzzi lavora per incrementare la capacità produttiva, perché, come dichiara: «Oggi siamo solo al 60 per cento del nostro potenziale produttivo. Grazie ai nuovi pianti marketing, contiamo di raggiungere il 100 per cento entro il 2017».

DATO:
60%
Potenziale produttivo attualmente sfruttato dall’azienda La mela che si beve. Entro il 2017 sarà raggiunto il 100%

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